Recensioni, articoli e spunti di riflessione sulla storia contemporanea.
riot_paris1968

Noi Settantini

Noi settantini siamo figli dei sessantottini. Senbra una gara di motorini ma e’ cosi’. I nostri genitori, infatti, appena finita la rivoluzione (qualche canna e il libretto rosso di Mao per i filtri) si sono sposati, hanno messo su famiglia, e accettato il lavoro in banca.

Con noi sono caduti regimi storici ma “alla rivoluzione sulla Due Cavalli” non ci siamo andati perche’ papa’ aveva la Fiat 131 e gli serviva per andare in banca. Non c’e’ neppure venuta “la febbre del sabato sera” perche’ al tempo avevamo morbillo e video porno francaise orecchioni. Adoriamo il MIT perche’ ci ricorda “la Fortezza della Scienza” e molti di noi hanno preso una facolta’ scientifica sognando di costruire Mazinga. Crediamo in un mondo senza guerra e senza confini perche’ i nostri nemici venivano tutti da Vega e comunque attaccavano sempre (e solo) Tokyo.

I nostri eroi si chiamano Alan Benjo e Hiroshi Shiba e non Che Guevara o John Kennedy. Un po’ leggerini forse ma almeno non ci hanno deluso. Abbiamo fiducia nella tecnologia perche’ sognavamo la TV a colori e dopo poco l’hanno inventata, di registrare i cartoni quando eravamo dal dottore ed e’ venuto il VHS, di giocare gratis a casa a “Bubble Bubble” e Dio ci ha dato il Commodore 64. Scostanti in amore perche’ avremmo voluto porno gratis¬†come Fonzie ma ci siamo resi conto che paga piu’ essere come Ralph Malf e la cosa francamente ci ha scombussolato le idee.

Multirazziali perche’ amici di Arnold, comopoliti perche’ cresciuti “sulle strade di San Francisco” (ma le chiavi di casa ce le hanno date solo alla fine delle medie), sognatori perche’ quando con papa’ andavamo in autostrada aspettavamo ci fermassero i CHiP’s (ma loro rincorrevano le Mustang e non le 131). Perplessi e un po’ contrariati pero’ perche’ quando invece ci affiancava un’ Alfa Giulia dei Carabinieri, al posto di mostrare i distintivi e leggerci i nostri diritti esordivano patetici con “patente e libretto” e papa’ non chiedeva neppure di parlare con il suo avvocato.

Pinguini-di-Madagascar-600x400

Come i pinguini di Madagascar

Appena scesi da uno scassatissimo autobus, una pattuglia della polizia di frontiera ci ha subito fermati. La nottataccia in treno si notava e decisamente non avevamo un bell’aspetto. Controllati i documenti, permessi di soggiorno e bagagli i porno francais due agenti si sono affrettati a spiegare: “scusate tanto ma siamo al confine con l’Ucraina e qui succede di tutto.

Facciamo solo il nostro lavoro”. C’e’ da capirli. La regione di Bieszczady e’ una zona montuosa all’estremo sud-est della Polonia dove anche Slovacchia e Ucraina si toccano. Dai valichi di queste montagne, nemmeno troppo alte, passa buona parte del contrabbando di alcolici e sigarette per non parlare dei clandestini, della droga e delle armi. “E poi che ci fanno un inglese, un irlandese e due italiani da queste parti?” scherzano. Certo generalmente la gente di Varsavia si sceglie localita’ di vacanza piu’ alla moda, ma e’ anche vero che non capita spesso di essere ospiti di una base scientifica del Politecnico della capitale. Per giunta nel cuore di uno dei parchi nazionali piu’ belli del paese.

Oddio, piu’ che un centro di ricerca sembra uno chalet svizzero: grande caminetto in pietra, colonne intagliate e una confortevole camerata sotto il tetto spioventissimo (in gennaio si toccano i 3 metri di neve). Il rettore, mi spiegano, voleva per i suoi ricercatori un ambiente da favola ma a prova di distrazioni. E infatti tra questi boschi dipinti d’autunno e il silenzio quasi irreale che li circonda non prende neppure il telefonino. In compenso pero’ di notte il cielo si accende di milioni di stelle, brillanti al punto che sembra quasi di poterle toccare, mentre una brezza leggera soffia dalla valle sottostante tra i lupi che ululano in lontananza e gli avanzi della cena lasciati per gli orsi vicino al ruscello. In notti particolarmente fortunate puo’ capitare che i porno italiano, che vivono liberi tra questi prati e foreste, si fermino per una brucatina.

I puledrini adorano le carezze e per uno zuccherino si fanno anche montare in groppa. “Che bello sarebbe potersi fermare qui” mi dice Dante davanti a una luna che si nasconde tra le cime. Forse, ma noi apparteniamo a un’altra jungla. Quella dei palazzoni in cemento coperti di parabole, abitata da auto strombazzanti e rischiarata dai neon delle pubblicita’. Finiremmo per sentirci fuori posto. Purtroppo.